|
Ci piace viaggiare. Non viaggiamo nel Vuoto.
Un amico mi ha detto un giorno: dopo questo viaggio non potrò
più essere quello di prima. Penso che sia cosi per molti
- dovrebbe esserlo, credo, per tutti. E gli altri, quelli nelle
cui case siamo entrati, possono ancora essere quelli di prima?
I nostri soldi, il modo di vivere che ci portiamo dietro, i nostri
valori, la nostra culture, che effetto hanno su di loro? Come
comportarci?
Consideriamo per semplificare tre tipi di turismo, molto differenti
per l'intensità e l'ampiezza dell'impatto economico e culturale
che generano: turismo di svago (sole, mare, ski-total, formula
club); turismo culturale centrato sull'incontro con le grandi
opere dell'uomo e del suo passato; turismo esplorativo, alla scoperta
dell'oggi.
Il turismo di svago, che spesso si sviluppa in un ambiente Inventato
e comunque lontano da quello originario, assorbe di fatto la modesta
popolazione locale data la sproporzione numerica tra le due comunità.
Poiché richiede elevati Investimenti è quindi a
sfruttamento intensivo, locali etc. e a lenta espansione. La sua
Influenza sul territorio circostante dipende dal numero delle
occasioni di lavoro che può offrire. L'altro aspetto rilevante
è quello dell'eventuale degrado ecologico e ambientale.
Il turismo culturale, ormai a livello di massa, segue grandi Itinerari
tradIzionalí con "isole di ínteresse"
(Luxor, Macchu Picchu, Uxmal, Benares, etc.) separate da territori
anche molto vasti, talvolta percorsi in aereo e in cui l'interazione
turista locale è scarsa o nulla, Nell'interno delle "isole
di Interesse" una parte della popolazione abbandona l'agricoltura
dinnanzi a prospettive di lavoro nella fornítura, di servizi,
laltra, quella alla periferia, continua come príma.
L'agricoltore potrà eventualmente diversificare le colture
per rispondere alle richieste del turista (produzione di frutta
e ortaggi al posto della monocoltura cerealicola), ma questo fatto,
solo In essi estremi di isolamento, potrà portare ad una
rarefazione delle derrate tradizionali e al loro conseguente aumento
di prezzo.
Ci si può domandare se poi la terziarizzazione non finisca
essenzialmente per riguardare e avvantaggiare quanti un lavoro
ce l'avevano già e si trovavano già sopra il livello
di povertà. Ciò porterebbe ad un peggioramento delle
condizioni della fascia più povera che spesso per rivalsa
o per disperazione giocherebbe sulla cattiva coscienza del turista
per imporre una forma di assistenzialiamo (accattonaggio). Comunque
si tratta di situazioni preesistentí di insoddisfacente
equilibrio sociale, che la presenza dei turista può talvolta
accentuare, ma nel complesso il suo apporto all'economia pare
positivo, e comunque ormai acquisito.
Turismo esplorativo
Il discorso economico si ripropone in termini meno ampi, ma più
profondi, non appena si esaminano i problemi conseguenti al turismo
esplorativo. Lasciamo da parte le spedizioni vere e proprie, alpine
e non, che per la presenza di un gran numero di portatori In zone
scarsamente popolate hanno sull'economia locale un Impatto grossissimo
ancorché sporadico, e che non andrebbero certo incoraggiate.
Il favore con cui sono state salutate le spedIzIoni "stile
alpino" con un numero minimo di portatori, indicherebbe una
sensibilizzazione abbastanza diffusa a questo problema.
Il turismo esplorativo, su cui vorrei concentrare l'attenzione,
non è conquista, ma soddisfacimento di una curiosità
di conoscenza di habitat e popolazioni diverse, una esigenza che,
se non di massa, coinvolge ormai consistenti numeri di persone.
Un tipo di turismo che richiede tempo per vedere e riflettere,
da farsi a piedi, a cavallo, in piroga o al limite su lenti camions.
Si può fare, e lo si fa, senza particolari problemi, tra
le montagne e nei parchi nazionali di Dixopa. Australia, USA,
Canadà, in una situazione in cui i "valorí"
dell'ospitante e dell'ospite sono sostanzialmente omogeneí,
pur nell'ambito di culture diversificate. DIversa la situazione
quando si fa turismo esplorativo In Asia, Africa, Sud America
e in generale nei paesi del terzo mondo.
Un primo fatto è che non tutti avvertono il problema e
pochi se ne fanno carico: quindi parIlamone. Al contrario del
turismo culturale, quello esplorativo interessa una fascia più
estesa di un territorio spesso poco popolato e quindi, anche se
pochi in valore assoluto, una percentuale maggiore degli abitanti
viene a contatto ravvicinato coi turísta. In una economia
di sussistenza quale quella praticata in molti di questi paesi,
il prelievo di cibo da partet del turista porta, se non la fame,
certo un notevole effetto inf lattivo, per non paxlare poi della
competizione per beni cronicamente scarsi (combustibile, benzina).
L'abbandono deU'occupa,zíone produttiva per un più
retribuito terziario (marinaio, guida, portatore) porta altro
elemento di inflazione e in più può essere fortemente
negativo se quelle braccia sottratte alla produzione erano indispensabilí.
In positivo, se il paese consente un certo surplus, il turista
favorisce l'economia locale con l'incremento degli scambi, l'acquisto
di servizi e lo sviluppo dell'artigianato.
L'impatto culturale
Mentre si possono anche rilevare aspetti positivi sul piano economico,
diverso è il discorso per quanto riguarda rimpatto culturale
del turista. A cominciare dalla situazione sanitaria che non migliora
certo -ammettiamolo - colla defecazione selvaggia (quando non
la si concentri tra gloriosi ruderi). E dalla spoliazione spesso
solo ínibita da problemi di ingombro e peso. E l'attacco
alla tradIzione: la perdita di status dei vecchi, quando per i
servizi preferiamo i giovani e a cui le poche cose nostre che
lasceremo conferiranno prestigio. Infine Il"quanto vuoi",
che tutto monetizza, tutto livella, e che genera poi nei locali
la convinzione che i turisti siano dotati di ricchezze infinite,
munifici Dei, dispensatori di doni che verranno elargíti
a chi riuscirà a scoprire le leggi - misteriorissime -
che regolano la loro benevolenza. Non accattonaggío, che
è un modo estremo di campare, ma ugualmente stravolgimento
di valori.
Non sono cose nuove. L'uomo è un essere sociale che vive
nel suo ambiente in equilibrio dinamico e precario basato su alcuni
valori e ci vive in quanto questo equilibrIo e questi valori ci
sono. Al di là del fiume altri uomini vivono in altrettanto
precario equilibrio: è difficile dire quale dei due sia
più giusto, ma anche se fosse necessario o inevitabile
trasferire i nostri valori al di là del fiume, ciò
andrebbe fatto con molta cautela.
Cosa fare. Alcuni paesi hanno deciso un isolamento parziale, altri
scoraggiano il turista negando permessi o imponendo bbalzelli.
Questo personalmente può fare dispiacere, ma pur respingendo
il concetto di "riserve anrtropologiche" vediamolo come
diritto da parte delle società più deboli di difendersi
dalle sollecitazioni esterne fino a che non si sentiranno in grado
di poterle gestire e utilizzare restando - entro certi limiti
- se stesse, come per secoli ha fatto il Giappone.
Stà a noi dimostrare che dal rapporto fra ospitante ed
ospitato ambedue escono beneficíatí, che il turismo
può portare un beneficio economico senza troppi scossoní
alla struttura sociale, che questi benefici economici non sono
necessariamente accompagnati dal sovvertimento di valori e tradizioni.
E poiché si tratta innanzitutto, prima di interazione fra
uomini, quindi fra culture e poi di sistemi economici, se qualcosa
possiamo fare e sul piano dei comportamento individuale e di gruppo.
È opportuno quindi passare dal grande problema a quello
del microcomportamento del turista col locale.
Certo la prognosi è infausta quando il turista è
l'amante dell'esotismo facile, l'insicuro che vuole una conferma
della propria "civiltà" o viaggia per raffrontarsi
e concludere di vivere nel migliore dei mondi possibile e ancora
viaggia per realizzare in una più tollerante, o più
affamata società ciò che la sua gli proibisce.
Il viaggio in gruppo
Per quanto riguarda i problemi prima sollevati è importante
che il responsabile del gruppo se ne faccia carico discutendone
coi partecipanti ed adottando verso lesterno delle misure
adeguate a ridurre gli effetti negativi risultanti dall'interazione
del gruppo con la realtà locale. Per esempio, dove sapere
riconoscere la struttura del potere del villaggio e adeguarsi
(non sta a lui fare rivoluzioni), passando per il Capo o per lAnziano
per la gestione di ogni problema (assunzíone portatori,
offerta regali, etc.), procurando di non drenare le risorse del
villaggio se in zona tradizionalmente o temporaneamente scarsa
di viverí, tenendo ben presente il potenziale impatto inflazionistico
che si porta dietro, e ricordandosi che lui e il gruppo sono li
anche per dare spettacolo alla popolazione che si aspetta da loro
diversivo, notizie, novità, e che è giustamente
curiosa nel nostri riguardi, cosi come noi siamo giustamente (e
spesso pesantemente) curiosi nei loro.
|